10 domande a Christopher Bergamaschi

10 domande a Christopher Bergamaschi

16 Aprile 2020 0 Di Matteo Conca

Nuovo appuntamento con la rubrica 10 domande a… Ospite odierno è Christopher Bergamaschi, 31 anni, vice allenatore della formazione Juniores, arrivato quest’anno a Montanaso dopo una lunga esperienza nella bassa lodigiana assieme al Mister Mauro Vitali.

Prima di conoscere Mauro (ultimo anno di juniores San Biagio), Christopher ha allenato a San Biagio per quattro anni, dai Giovanissimi fino alla Juniores. Ha un’incredibile passione per il gioco del calcio e , particolare da non dimenticare, negli ultimi tre anni ha sempre vinto il campionato

1 Da dove nasce la tua passione per il calcio?

Nasce da molto lontano. Infatti fin da piccolissimo (6 anni) ho sempre avuto il pallone in mezzo ai piedi. Ho cominciato a giocare come portiere nella Fulgor Codogno, ma poi sia i piedi che le mani erano quelle che erano, quindi ho deciso di intraprendere la carriera di arbitro (seguendo le orme del nonno). Ho arbitrato per ben 11, anni fino ad arrivare in Eccellenza e togliendomi delle belle soddisfazioni. Questa attività mi ha dato tanto anche come lettura delle partite. Comunque lontano da quel rettangolo verde di 100 metri x 65 proprio non riesco a stare.

2 Quali sono i compiti di un vice allenatore?

Quando si allena una squadra devono esserci sempre sia la figura del poliziotto buono che quella del poliziotto cattivo. A volte devi fare il poliziotto buono, quando il Mister mette i puntini sulle i su determinate situazioni che si sono verificate. Altre volte però bisogna fare anche il poliziotto cattivo, quando il Mister deve fare la parte del buono. Quindi devi essere un po’ camaleontico nel saperti adattare alla situazione, cercando di essere sia dalla parte dell’allenatore che da quella del giocatore. Non è una situazione semplice perché devi avere sempre una posizione di intermediario.

3 A livello professionale come ti rapporti con Mister Mauro Vitali?

Ho avuto modo di conoscere Mauro l’anno scorso a San Biagio. Fin da subito è nata un’alchimia incredibile. Lui è una persona fantastica e per capirci basta solo uno sguardo. Inoltre ci confrontiamo più volte ogni giorno per capire come sono andati gli allenamenti, su come gestire le varie questioni e su come preparare la gara della domenica. Questo perché a livello giovanile conta molto il ragazzo. Con Mauro ho anche un ottimo rapporto al di fuori del mondo del calcio.

4 Quali sono le maggiori difficoltà di questa categoria?

Quando  avevo 17-18 anni io, come una gran parte dei miei coetanei, avevo in mente il calcio e basta. Adesso invece è molto più difficile, visto che i giovani d’oggi hanno in mente molte cose. Fare calcio seriamente comporta anche alcune rinunce che  i ragazzi devono capire, quindi cerco di mettermi dalla loro parte e allo stesso tempo gli faccio capire quello che noi, come allenatori, ci aspettiamo da loro nella gara.

5 Come hai trovato l’ambiente di Montanaso?

Ho trovato un ottimo ambiente, fin dalla prima volta in cui Mauro e io siamo venuti a parlare. La società mi ha trasmesso sensazioni più che positive e ci siamo sentiti subito parte della grande famiglia biancoverde.

6 Cosa serve per arrivare nel calcio?

In primis serve tanta passione, poi forza di volontà indipendentemente da quello che ti succede attorno. Poi devo anche che lo sport ti insegna cosa vuole dire il sacrificio e ti insegna cosa vuole dire prendere un impegno nei confronti di altri.

7 Com’è il rapporto con lo staff della prima squadra?

Decisamente buono, infatti fin da subito abbiamo parlato con Beppe e siamo riusciti a organizzare per fine Agosto un ritiro condiviso (Juniores + Prima Squadra), a testimonianza del fatto che per Mauro e me è importantissimo essere parte di un gruppo unito e coeso. La forza del gruppo viene prima di tutto: l’obiettivo di una categoria Juniores è infatti quello di creare giovani di prospettiva per la prima squadra.

8 Un pregio e un difetto della tua squadra?

Un difetto è sicuramente quello di essere consapevoli della propria forza, che a volte può sfociare in poca umiltà. Un pregio, invece, è quello di non darsi mai per  vinti e fare la corsa in più per il compagno, anche quando è in difficoltà.

9 Su chi punteresti dei nostri giovani?

A dirti la sincera verità, in cinque anni che alleno è la prima volta che mi capita che il sabato, assieme a Mauro, siamo veramente in difficoltà per decidere chi gioca e chi no, perché possiamo dire di avere 18 titolari. Inoltre abbiamo tanta varietà e dei ragazzi che s’impegnano sempre al massimo. Dovessi farti un nome ti direi Riccardo Ghilardi, perché malgrado non faccia tanti goal dà l’anima in campo e incarna l’emblema del darsi per i compagni, cosa che a me piace molto.

10 Qual è il tuo sogno nel cassetto?

In questo momento è quello di tornare ad assaporare tutto quelle sensazioni che purtroppo questo brutto periodo non ci sta facendo vivere: la tensione del pre-partita, la gioia o la delusione dopo un match, ma più di tutto il mio sogno è quello di tornare il prima possibile a vivere la vita di tutti i giorni.


Ringraziamo Christopher per la sua disponibilità e vi diamo appuntamento alla prossima puntata, Stay tuned!